Marsala terza e ultima parte

Giusto per chiudere quanto detto la scorsa puntata ricomincio da un altro piatto che mi è piaciuto tantissimo al Gallo e l’innamorata di Marsala: il polpo con patate. Sciocco: basta aggiungerci il tocco di un po’ di succo di limone fresco nelle patate e cambia veste. Buonissimo! Certo il limone era siciliano e questo fa, senza dubbio, la differenza.

In basso c’è anche un tramonto con vista su Trapani scattato ad Erice. Per dire che insomma sì nonostante la fatica per arrivarci c’è anche un certo ritorno. A Trapani città, tra l’altro, alla cantina siciliana, osteria vicino al porto di Trapani si mangia un cous cous di pesce fenomenale. Peccato non aver avuto la macchina fotografica appresso.

E poi ancora botti, anzi tonneau da 500 litri. Sono quelle di Donnafugata. Un marchio, che se così non vi dice niente, quasi sicuramente avete già incrociato. Ve lo ricorderete per le mitiche etichette colorate.

Anche Donnafugata parte dal marsala, ma negli anni ’80 la famiglia Rallo ha l’intuizione di spingere i vini siciliani, non più il marsala. Su tutti adoro il Ben Ryè, passito prodotto a Pantelleria, dove pure l’azienda ha una sede, così come nell’entroterra a Contessa Ermellina. Il fulcro per imbottigliamento e vinificazione è però sempre la sede centrale di Marsala, giusto ad un palmo dalla già citata cantina Florio. Con 5 euro si può fare una visita guidata e degustare 4 tipologie di vini. L’acquisto in cantina equivale a quello in negozio sostanzialmente come prezzi, ma senza dubbio merita un passaggio. Se non altro capirete quale lavoro c’è dietro.

Se non avete timore dell’etilometro, un altro posto molto carino è la Sirena Ubriaca, enoteca sul corso che da porta Garibaldi conduce al duomo di Marsala. Assaggerete quanto di meglio offre questa terra, accompagnando il vino a deliziosi abbinamenti di salse salate e dolci. Un esempio? Tonno e arancio o finocchietto e spada.

Altro posto da visitare è l’agriturismo Vultaggio. Un luogo magico tra Marsala e Trapani. Tra un poligono di tiro, asinelli, cavalli e tante piante di agave, c’è pure una piscina. Il tramonto con vista sul mare è da sogno e si mangia anche dell’ottimo maialino alla brace. In foto vedete poi un fritto dove ci sono panelle, arancini, crocchette, ma soprattutto delle polpettone di tuma (formaggio tipico) e semola da urlo. A lato, invece, gli gnocchi al pistacchio e mascarpone, leggerissimi 😉

Last but not least, come direbbero gli inglesi, due posti di mare da non perdere se vi trovate a Trapani, Marsala e dintorni. Il primo è la riserva dello Zingaro, vicino San Vito Lo Capo, ai confini con la provincia di Palermo. Area naturale ( 3 euro per entrare), percorribile a piedi su sentieri, anche per un paio d’ore, offre calette con acqua incontaminata, un museo delle tonnare e uno della civiltà contadina. Da solo meriterebbe un’intera giornata.

Per una sosta appetitosa a San Vito, ormai spiaggia dal mare stupendo ma molto turistica, Syrah, non ha deluso, anche se risulta un po’ caruccio, ma le porzioni sono abbondantissime. In alto vedete una busiata di mare con un pizzico di pancetta. Buono e particolare anche il tortino di pesce e ragusano.

A Favignana, invece, Quello che c’è c’è, ha un carrello del pescato meraviglioso. Consiglio la tracina in guazzetto. Tra gli antipasti interessante anche il mix di fragole, rucola, pomodori e gamberi. Per i golosi di dolci come me anche la millefoglie ricotta e gelso (more selvatiche) non va trascurata, pure se vi sembra che nello stomaco non ci stia più niente, va giù.

Arrivando sull’isola vedrete le antiche tonnare restaurate con 10 milioni dell’Ue, ma non visibili (mancano i soldi per le guide) e vi verrà un primo sussulto nevrotico. Il secondo lo avrete scoprendo che potete allegramente noleggiare un gommone a 4 posti senza patente nautica con un corso rapido di 10 minuti. Se, però, prendete un motorino (25 euro circa, rigorosamente con specchietto sinistro rotto, tanto non serve -.-) potrete girare in una giornata comodamente un po’ tutta l’isola, di cala in cala. Merita. Evitate di salire al castello, se non per una foto di Levanzo da lontano: da metà in su si va solo a piedi, non c’è la strada. Sorprese all’italiana, anzi alla siciliana. Io, però, mio contributo per salvare la Regione dalla bancarotta l’ho dato eh…