Parigi contemporanea

Oui, encore Paris. Ultima puntata. Giusto per raccontare ancora due cose: una bella e una brutta. Da dove inizio? Da quella bella, in ordine cronologico.

Si tratta di un ristorante che si trova nelle vicinanze di Notre Dame, sul retro, dove c’è il ponte con i lucchetti. La fermata della metro più vicina è Pont Sainte Marie. Sconsigliato andarci di sabato sera senza prenotare. Nonostante il doppio turno, resterete a bocca asciutta. Sconsigliato anche andarci senza il numero del civico. Rischiate di passare via e e non accorgervi a) che il locale esiste, b) che è aperto perché tirano delle tendone nere. Impuntarsi per capire cosa si mangia da Mon Veil Ami comunque vale la pena.

La cucina è davvero ottima, francese ma con qualche tocco fantasioso. Vedete qui sopra un potentissimo babà al rum con crema alla vaniglia. A lato un toast di sgombro con rape, insalata e un guacamole su una brisèe. In basso, oltre al locale, un interessante piatto con cappe sante, puntarelle, mandorle e una salsa dal leggero sapore all’arancio. Qui sotto, invece, la panna cotta esotica. Una delizia: sarà che la panna, così come il burro in Francia sono molto più saporiti e grassi che da noi…

Girando a Parigi, nelle aree più commerciali, non è difficile trovare Ekki, catena di fast-food di cibo biologico e naturale, che già di per sé è una contraddizione. Solo che al Charles De Gaulle o mangiavi quella minestra, o saltavi dalla finestra. Basta un’occhiata per vedere la mirabile differenza tra la zuppa di zucca di Mon Veil Ami – con lardo e sifonata di formaggio tenero – e quella di Ekki.

Nessuno pretende che in aeroporto si possa trovare una zuppa di zucca così, ma si pretende invece di avere almeno il pane fresco per sei euro che costa una ciotola di zuppa, più due euro e mezzo dell’acqua. Scoprire poi che a te hanno detto che non ce n’era più (anzi, ti dicono pure che è gratis e se lo scaldi nel microonde viene buono… :/) e quando, invece, ti alzi l’hanno messo fresco…diciamo che non ti fa amare i francesi. Soprattutto se poi vedi uno scarafaggio inoltrarsi negli armadi dell’Ekki in questione, dopo averci mangiato e inizi a notare la polvere che si vede correre allegra sui lampadari. Mi sono ripromessa di non mettere più piede in un fast-food, soprattutto se è biologico, anche se sta arrivando dannatamente pure in Italia.