Parigi fusion ed etnica

Non si chiamerebbe metropoli se non riuscisse a raccogliere identità diverse, mescolarle e dare vita ad atmosfere uniche. Dall’Africa, all’Oriente, agli Usa: a Parigi non manca niente. A colpirmi è stata la catena Blue elephant dalle parti della Bastiglia. Più che un ristorante sembra un giardino. Ottimo il menù con quattro assaggi dolce e vino compresi a 16 euro, ma i piatti da assaggiare potrebbero essere un’infinità. Pur essendo una catena con filiali in tutto il mondo non l’ho trovata male, anzi.

I gamberi con pasta fillo croccanti accompagnati da una salsina con il lemongrass e – credo – aceto di riso erano proprio buoni, anche il manzo piccante non era male, con un po’ di riso in bianco, aromatizzato con lo zenzero. I vermicelli di riso pure con un mix di gamberi, granchio e verdure. Certo non saprei bene con quali spezie fossero delicatamente aromatizzati, ma li rimangerei. Ho assaggiato anche del pollo al curry verde arrostito, ma nulla di che.

Beh, invece, vicino a Montmartre non ho saputo resistere ai cupcakes, buoni, dolci morbidi, in un negozietto che è un confetto. Miss Cupcakes si chiama, mica un nome a caso. I gusti erano tutti interessanti ma ananas e cocco con una tisana alla verbena ci sono stati da Dio.

Sempre lì vicino c’è anche un negozio di thè Neo.t che ne ha veramente per tutti i gusti, anche qui però vi avverto, come in molti locali francesi, niente toilette. Per un pensierino fuori dal normale, invece, c’è in zona un Pylones, catena francese con oggetti di design divertente e multicolor, che comunque vende anche online.

Dulcis in fundo, anche se il picco glicemico è appena passato, Ze Kitchen, vicino a St. Michel, quartiere latino, poco distante da Notre Dame e dalle rive della Senna. Bello, un’esperienza, ma va detto che non è un posto dove si spende poco. Un piatto completo, si aggira sui 38 euro, almeno a cena, 27 a pranzo.

Nella cucina a vista si muovono almeno 8 chef, in pochissimi metri. Sopra vedete i calamari grigliati, chele di granchio morbide in tempura con una salsa catalana, aioli, una sorta di maionese allo zenzero. C’erano anche dei cavoletti di Bruxelles insolitamente dolci e una patata con una salsa verde. Il maialino da latte, invece, aveva una salsa al curry e le mele cotogne. Il dolce era una financier, una torta con farina di mandorle e yusu (confesso, quando l’ho mangiato non lo sapevo ma è un agrume giapponese), un gelato alla vaniglia e una crema al pompelmo, oltre a vari agrumi confit.