Sassi di Matera

Post breve ma intenso, così come lo è stata la mia visita ai sassi di Matera. Ne ho apprezzato la pulizia, oltre che la storia e la bellezza. Dalla Puglia a pochi chilometri, circa un’oretta di strada, si passa in Basilicata, con l’agilità di libellule, perché cambiando regione le strade diventano magicamente percorribili, senza troppe buche, almeno in direzione Matera. Si aprono paesaggi fatti di campi coltivati, pale eoliche, come in un grande altopiano. Riappare il verde e scompare – quasi del tutto, restiamo pur sempre in Italia – la sporcizia ai lati delle strade.

Questo immenso patrimonio dell’umanità, i sassi di Matera, non sono altro che case ricavate dalla roccia calcarea, migliaia di anni fa. E’ uno spettacolo da godere di giorno, al tramonto e anche di notte. Cambiano i colori, le sfumature si fanno più calde e con la luna piena, direi che, al pari di Venezia, Roma o Firenze, questo piccolo paese arroccato assume un fascino romantico, che non si fa dimenticare con facilità.

Sassi di Matera, strascinati peperone crusco

Al contrario delle grandi città storiche d’Italia, conserva la capacità di accogliere i turisti senza invadenza, quasi rendendoli partecipi della vita cittadina. Il giorno della mia visita, davanti al sagrato della chiesa nella parte nuova, c’era uno stuolo di sedie per una commemorazione religiosa sotto il cielo azzurro, aperta a tutti. Così, come un concerto, ma con un forte attaccamento alle tradizioni, abiti d’epoca e quello che definirei in veneto “an gran parecio” (un grande sfoggio, anche se in italiano non rende).

Dagli insediamenti più antichi, a quelli più moderni, con il corso ricco di negozi e attività, tutto è a misura d’uomo e tutto pullula di vita e di voglia di fare: badate bene non di strafare come al nord, ma neanche di oziare, come capita di vedere al sud. Equilibrio.

Sassi di Matera, tramonto

Oh, se non si è capito tra i sassi di Matera ci andrei a vivere volentieri. Non solo per la cultura che, si sa, non è il mio punto forte, ma anche per i numerosi locali nascosti tra vicoli e antri, per i quali ho, in genere, una memoria a lungo corso, quasi infallibile e geolocalizzata.

E allora, via ai consigli eno-gastronomici tra i sassi di Matera: tornerei immediatamente a La Gatta Buia, enoteca con cucina semplice, ma con prodotti ricercati, pochi piatti, appetitosi, che non ho, ahimé, potuto assaggiare con la dovuta cura. Con un grosso portone in legno, il rustico abbinato ad un moderno per nulla invadente, cucina a vista, data la porta sempre aperta, il locale si presenta bene e dispone, anche dietro la chiesa nella parte nuova, di uno stuolo di tavolini in piazza d’estate.

Poi c’è Il Cantuccio, ristorante a Matera dove ho cenato. Posticino da seratina cic-tu-cic con il partner, dove c’è il proprietario ad accogliere calorosamente gli ospiti, che, però, non mi ha proprio galvanizzato, se non per gli strascinati con il peperone Crusco, ceci e cicoria. La tendenza è quella di condire piuttosto tanto le cose. Porzioni per i miei gusti abbondanti e ho speso più che in tutti gli altri posti, anche se non una follia, intendiamoci, forse perché la vista sui sassi di Matera si paga, chissà.

Adocchiata solo ma, a giudicare dai visini dei presenti, ottimo posto per un dolce fresco è la gelateria “I vizi degli angeli”, con gusti artigianali originali, che stroncata dalla cena non ho avuto modo di gustare. Ma non escludo di tornarci 😉